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L'avventura di una famiglia expat in Australia (forse)

“Perth is a trap city”

2 commenti

Sto scrivendo in diretta dall’aereo di Babbo Natale: sono le 16 del 24 dicembre e noi siamo in volo verso Abu Dhabi, dove faremo scalo, per procedere verso la nostra destinazione finale.

Gli ultimi giorni a Perth sono stati molto piacevoli, nonostante la botta di caldo culminata ieri con 39 gradi di massima e 41 percepiti!
Contro ogni mia aspettativa, la mia pressione bassa ha retto bene la botta, così come era capitato lo scorso gennaio appena atterrati a Perth. Io che in Italia con 32 gradi inizio già ad avere gli svarioni, mi ritengo molto soddisfatta.

L’ultimo giorno in ufficio è andato bene, sono riuscita a incrociare il mio capo, a finire di mettere insieme i pezzi del mio progetto ed alla mia richiesta di cosa comunicare al Project Manager in merito a chi avrebbe portato avanti il tutto a gennaio 2016 (l’ufficio riapre il 4, le attività riprenderanno sul serio l’11, ma io tornerò a lavoro solo il 19), mi sono sentita rispondere: “ora sei tu il Project Leader, digli che tornerai il 19 e che se nel frattempo c’è qualche urgenza mi può contattare e farò in modo che un collega gli dia supporto”. Ovviamente il tutto detto a mezza voce usando in totale 6 parole inglesi, ma il senso era questo o almeno spero;)

Io ci sono rimasta di sasso, perché da un lato mi ha fatto ovviamente piacere, dall’altra dati i problemi che ci sono sul progetto, non vorrei mi avessero rifilato la patata bollente.
Per il momento mi godo il risultato e la nuova esperienza acquisita, tra la riunione tenuta da sola con lo strutturista (per fortuna molto gentile e comprensibile perché di origine francese), le varie mail di coordinamento tra i consulenti, inviate dopo le telefonate di primo contatto. Dopo la prima telefonata da panico, le successive sono andate abbastanza bene. Ho imparato a presentarmi al telefono semplicemente col mio nome di battesimo, quindi alzo il telefono fisso del mio tavolo, digito 9 per prendere la linea esterna, poi il numero (rigorosamente il fisso perché la linea di terra si sente alla grande), mi presento alla segreteria come MammArch dello studio X senza cognomi, titoli di studio o altro, e via che vengo messa in comunicazione con chi sto cercando.
La stessa semplicità vale anche nelle presentazioni di persona: tutto molto informale!

Parlando con la mia collega omonima, ho capito che il mio passaggio a Project Leader dopo soli 6 mesi è stato un ottimo traguardo, così come andare in riunione con lo strutturista da sola. In realtà sono cose che ho già fatto in Italia, ai tempi del mio lavoro in uno studio a Milano di medie dimensioni, dove il mio capo mi aveva mandato allo sbaraglio e io ne ero stata molto felice. Ripensandoci, il mio capo di quel tempo aveva studiato e vissuto per molto tempo negli Stati Uniti e, rispetto agli altri soci dello studio, delegava molto di più.

Insomma, da questo punto di vista l’approccio anglosassone mi piace. Poi vedremo cosa accadrà al mio ritorno, perché potrei tornare a mettere quote sui disegni e a sentire Radio Deejay a bomba nelle cuffiette 😉

Alle 11,30 abbiamo tutti lasciato lo studio e siamo andati al pranzo aziendale. Ero già stata a luglio al “Partner Dinner” (cena a cui io mi ero presentata da sola perché non avevo capito fosse una cena a cui partecipare con il proprio compagno/marito!!!!),  perciò sapevo più o meno cosa mi aspettava: un pranzo molto tranquillo, il cui divertimento dipende dalle persone alle quali ti siedi vicino.
Questa volta io mi sono seduta vicino alla mia amica L. difronte a due urbaniste di cui una molto simpatica, e l’altra, quella a cui vorrei accozzarmi per il tema sostenibilità ambientale, che però non è una tipa facile…
Il posto difianco a me è rimasto libero perché aspettavamo un’altra urbanista, che però alla fine si è seduta da un’altra parte…così chi si è accomodato al mio fianco? B. il fondatore dello studio di Perth e di tutte le altre sedi…panico!!! Anche perché quelle rare volte che mi aveva rivolto la parola per qualche battuta, non avevo capito una cippa ed avevo sorriso in modo idiota!
Potete immaginare in un piccolo locale con 60 persone che vociano e l’alcool che scorre a fiumi (nonostante sia un pranzo e fuori ci siano 39 gradi), quali fossero le chances per me di capire qualcosa!!

Invece, grazie a questo anno di full immersion, ho capito l’80% delle cose che diceva. Mi ha chiesto da dove venissi, come mai fossi a Perth etc etc ed ha proclamato la fatidica frase: “Perth is a trap city”, ovvero è una città che ti intrappola, perché nonostante sia lontana da tutto e non ci sia poi così tanto da fare, si vive così bene tra il clima fantastico, il mare splendido, poca gente e tanti soldi (per ora) che girano…che chi te lo fa fare di andartene?

B ci ha raccontato brevemente la sua storia, ovvero che è nato ad Adelaide dove ha ottenuto la laurea triennale in architettura, poi è andato a fare la specialistica con indirizzo in pianificazione urbanistica ad Harvard negli Stati Uniti (e stica!), dopo di che ha ricevuto varie offerte di lavoro negli USA ed alcune in Australia, tra cui una a Perth. Ha deciso di accettare quella a Perth, con l’idea poi spostarsi a Sydney per un po’ e rientrare definitivamente negli Stati Uniti. Erano gli anni ’70 e da Perth non si è più spostato, cioè è rimasta la sua base, viaggiando ovviamente in lungo e in largo per il mondo.

Sul finale ha poi fatto altri ragionamenti in tema di sviluppo delle città, ma ammetto che a quel punto anche lui aveva bevuto troppo, io iniziavo ad essere stanca e così ho attuato la tecnica di fare la faccia interessata e cercare di sorridere al momento giusto.

In ogni caso sono molto soddisfatta e mi sento di aver superato l’esame finale!

Rientrata a casa, ero finalmente in vacanza. Anche G ha finito presto e così abbiamo deciso di andare a festeggiare il nostro ultimo giorno del 2015 in Australia, ma soprattutto il primo di vacanza dopo un anno molto impegnativo.
Rotta verso quello che per me rimane il luogo più bello e più caratteristico di Perth: Cottesloe!

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Tramonto e aperitivo su una delle terrazze erbose difronte all’oceano e poi cena molto piacevole in un ristorante che non avevamo mai provato: si chiama Hola e non so se oltre al nome ci sia qualche altra influenza spagnola, sta di fatto che i piatti erano semplici e buoni. Entrambe le nostre bimbe in modo molto australiano hanno ordinato il fish and chips, ma ormai mi sono arresa, fa parte del gioco di averle portate in Australia!

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Mattina successiva con attività di chiusura casa e valige e poi via verso l’aeroporto, alquanto deserto. Io ero abbastanza in agito per la partenza e quindi siamo arrivati in aeroporto 3 h prima, svizzeri! Le bimbe sono state brave, G si è magnato un burrito prepartenza da Alvaro y Gomez ed abbiamo superato il controllo passaporti.
Per uscire dall’Australia si deve compilare un foglio da lasciare in dogana e bisogna scegliere tra tre opzioni:
A) Turisti
B) Cittadini o Residenti in Australia che vanno in vacanza all’estero
C) Cittadini che si trasferiscono in un altro paese.

Noi abbiamo scelto l’opzione B, cosa che ci ha fatto un certo effetto. Io ho comunque con me la ricevuta dei nostri visti…non si sa mai 😉

Il nostro volo era con la compagnia Etihad per un semplice motivo: è quella che atterra prima la mattina del 25. In generale tutti ne parlano bene e quindi abbiamo preso i biglietti.

Devo dire che il primo impatto non è stato dei migliori, sarà che l’aereo è sui colori del beige e le sedute abbastanza piccole. Il kit di gioco per i bimbi alquanto maffo, così come gli accessori.
Emirates aveva super coccolato le bimbe, con copertine di pile colorate, mascherina per occhi e cuffie a misura di bambino, giochini intelligenti e fotografia polaroid durante il viaggio, che ancora conservo con grande affetto 😉

Però sono tutti molto gentili e va bene lo stesso.

Il nostro primo viaggio in Australia, con 3G che aveva 1 anno e 9 mesi, non era stato drammatico. Le bimbe erano state brave, io mi ero portata un po’ di giochi, un po’ di cibo e tutto sommato eravamo sopravvissuti. Anche il fatto che 3G non avesse un suo sedile non mi ricordo fosse stato un dramma.

Quest’anno non sapevo nemmeno io bene come prepararmi. Alla fine avevo il pranzo al sacco per la partenza, 4 yogurt, dei biscotti, un po’ di pasta all’olio e della frutta.
Le bimbe sono diventate onnivore e si sono abituate ai gusti nuovi tra cui il sushi ed i cetrioli. 3G al nido ogni tanto mangia riso col curry…perciò mi sa che alla fine sarò io a mangiarmi la pasta in bianco!!!

Come giochi abbiamo un po’ di lego, pennarelli e libri da colorare e poco altro.

3G è tranquilla col pannolino e sono finalmente riuscita a stenderla: siamo nella fila centrale con i braccioli che si alzano. G da un estremo, io dall’altro, le bimbe sdraiate in mezzo…per ora un po’ stanno dormendo. Io spero di svenire ad un certo punto. Certo che ora sono le 20,30 e sonno proprio non ne ho!!!

Anche i film non sono granché, sono tutti vecchiotti, ma tanto quando 3G è sveglia guardare un film è impossibile!

Per lei è il suo primo viaggio in aereo da bimba super senziente ed è tutto uno stimolo. Io cerco di spiegarle le cose e di tranquillizzarla.
Anche 2G ha comunque bisogno di dettagliate spiegazioni, nonostante i suoi 6 anni ed il fatto che abbia capito perfettamente dove abitiamo e dove stiamo andando.
Credo che i suoi dubbi derivino ogni tanto dal fatto che noi le abbiamo sempre detto la verità, cioè che Casa è dove siamo noi 4, che proviamo a vedere se ci piace vivere in Australia e che ci staremo finché vorremo. Io penso sia giusto dire ai bambini la verità, certo che però sentirle dire la sera prima della partenza: “Domani chi viene a smontare i nostri letti e tutte le altre cose e a portarle via?”,  mi ha lasciato di stucco e mi ha fatto insieme molta tenerezza.

Con calma le ho quindi spiegato che andiamo in vacanza in Italia, ma che poi torneremo qui a Perth. Su questo punto era abbastanza serena, era invece certa di dover cambiare casa. L’ho rassicurata sul fatto che questa rimarrà la casa per l’anno prossimo (e mentre lo dicevo incrociavo le dita perché non abbiamo ancora firmato il rinnovo!!), che lei farà Year 1 presso la stessa scuola e che nessuno smontera’ i mobili.

Lei ci ha pensato un po’ su, poi ha detto: “va bene! Ma rimarrò alla mia scuola fino a Year 6 (l’ultimo anno dellla Primary School? ” E di nuovo le ho voluto dire la verità: “Fino a Year 6 non lo so, però abbiamo da goderci un bel 2016 qui a Perth con i tuoi amici” e mi è parsa soddisfatta!

Ora stiamo facendo scalo ad Abu Dabi. 4 ore di attesa nel cuore della notte, ma per fortuna c’è una piccola zona giochi con tanti bimbi. Speriamo di riuscire a farle dormire di nuovo per arrivare a destinazione non troppo sfranti…finger crossed e Buon Natale!

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2 thoughts on ““Perth is a trap city”

  1. Per gli auguri di natale sono in ritardo quindi buon boxing day!
    Congratulazioni per i tuoi successi professionali e anche per il primo cerchio che si chiude con la vacanza in Italia e sono proprio curiosa di leggere i prossimi post con le tue considerazioni post vacanza e inevitabile confronto.
    Sono contenta che hai tempo per scrivere tanti post cosi dettagliati e interessanti anche se non ho avuto tempo per commentare ma in ogni caso credo che state facendo un’esperienza di vita molto intelligente e interessante e soprattutto credo che ti renderai conto anche tu dopo il rientro in Italia che tutto quello che hai raggiunto qui in un anno avrebbe richiesto anni e anni nella nostra bella patria e, se Perth e’ una trap city in positivo, la cosa meravigliosa dell’Australia e’ che te ne puoi andare ovunque nel continente e da subito ricominci senza problemi. Lo stile di vita italiano e’ piu’ divertente ma l’Italia si che e’ una trappola in senso poco positivo pero’!
    Buon volo e buon appetito perche’ a casa si che ti sfonderai di leccornie!

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